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L’anno di nascita predice di quale influenza ci si ammalerà

L’anno in cui si è nati potrebbe avere un ruolo significativo nel determinare la suscettibilità a un determinato ceppo di influenza, poiché i ceppi influenzali a cui si è stati esposti durante l’infanzia sembrano condizionare quanto si sarà suscettibili in seguito ad altri ceppi, o quanto meno a contrarre la malattia in forma decisamente più blanda. La scoperta è di un gruppo di ricercatori dell’Università della California che ha cercato di dare una risposta alle differenti caratteristiche epidemiologiche della pandemie di influenza aviaria del 2009 e del 2013.

Analizzando circa 1.400 pazienti colpiti da influenza, il team si è concentrato principalmente su due ceppi di virus: l’H5N1, che si riscontra più spesso nei bambini e negli adolescenti, e l’H7N9, che invece infetta per lo più gli adulti e gli anziani. Questi due virus sono entrambi sottotipi dell’influenza A, più nota come aviaria, e molto spesso vengono trasmessi dagli animali all’uomo ma, anche se più raramente, da uomo a uomo.

Ma perché questa distinzione per fascia di età? Il meccanismo responsabile di questa sproporzione sarebbe una sorta di diversa immunità nei due gruppi di persone. Secondo gli esperti, infatti, l’esposizione ai virus influenzali durante l’infanzia dà alle persone una protezione parziale contro il virus per il resto della loro vita. O meglio, il fatto che una persona sia venuta a contatto con un tipo di virus durante l’infanzia per la prima volta, la rende immune in età adulta.

Dai risultati è, infatti, emerso che quando una persona viene infettata per la prima volta da un virus influenzale, il sistema immunitario produce alcuni anticorpi che attaccano l’emoagglutinina, un recettore che si trova sulla superficie del virus. Questa proteina, in ognuno dei diversi sottotipi di virus dell’influenza A, può presentarsi in due forme diverse: se un bambino viene infettato da una sua variante, da adulto, quando incontrerà una variante simile di questa proteina, avrà allora una probabilità molto bassa di ammalarsi, avendo acquisito da piccolo una sorta di protezione.

Inoltre, i ricercatori hanno notato che le persone nate prima del 1968 avevano probabilmente sperimentato la loro prima influenza con una variante simile a quella del ceppo H5N1, e perciò sembrano esserne più protette delle altre. Viceversa, gli individui che avevano contratto l’infezione con la variante del ceppo H7N9, spesso i nati dopo il 1968, sembrano in qualche modo essere immuni al virus H7N9 e, invece, più vulnerabili all’H5N1.

“Questi risultati sfidano l’idea attualmente dominante che, di fronte a una pandemia causata da un nuovo virus influenzale, tutta la popolazione sarebbe immunologicamente indifesa”, hanno detto gli autori dello studio. “Suggeriscono piuttosto che di fronte a future pandemie dovrebbe essere possibile prevedere quali classi di età sono a maggior rischio di un’infezione molto grave.”

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